martedì 17 marzo 2020



.....Mi piace il turno di notte. All'inizio sembrava che mettere una donna come sorvegliante notturna di una lavanderia a gettoni fosse cosa poco sicura. Ho insistito tanto che alla fine mi hanno fatta provare e ora ne faccio almeno tre a settimana.
Lo preferisco, si adatta perfettamente alla mia pelle come un abito su misura, c’è più tempo per il silenzio e meno per l’isteria del ritardo. Di notte nessuno fa caso a me, le persone sono più stanche e meno ostili, mi ignorano per lo più, mi considerano parte del brutto arredamento di plastica e mi lasciano in pace.
Mi è capitato per caso di finire qui, sei giorni su sette, mi sono progressivamente abituata, sfruttando la mia capacità di adattamento mi sono plasmata velocemente in modo passivo al ritmo e alla routine di giornate talmente simili tra loro da confonderle. Immaginare le vite degli altri mi serve per non impazzire.


Faccio scorrere l’acqua nella doccia, finché il vapore non appanna il vetro dello specchio appeso sbilenco sopra il lavandino del bagno. Aspetto nudo seduto sul cesso, mi alzo ed entro nella vasca. Il getto mi punge la pelle. Tengo il collo inclinato verso lo sterno ossuto, espongo il collo alla violenza calda dell’acqua. Respiro lentamente l’apnea. Ho le ossa molli e tenere, mi abbandono incurante di me stesso alla luminosa dimensione dell’estasi. L’eroina si dipana, sono liquido. Pieno e vuoto allo stesso tempo, ho tracciato fino ad un attimo prima corpi che ricordano i marciapiedi su grandi tele ruvide a basso costo, granulose e scadenti. Ho dipinto con le dita, con la lingua, sono stato colore e tratto delle mie paranoie, dei miei desideri mancanti. Ho creato un incubo visionario, ne sono stato il protagonista e l’esecutore. Ora lavo via il buio dalla mia pelle, la mia pittura privata è l’ossessione splendida che non vedrà mai luce, rimarrà chiusa tra le quattro mura di un brutto appartamento di periferia. E’ la mia cura, la mia chiesa sconsacrata e blasfema la sola strada che conosco per potermi amare quel tanto necessario da non smettere di respirare. Se dipingo riesco a non pensare a quanto mi senta isolato, mutilato, privato della possibilità di amarti da vicino. Condannato a disegnarti attingendo sempre dallo stesso ricordo, doloroso e dolcissimo nel quale sono intrappolato......

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